La fotografia secondo
loro… (e secondo noi).
Questa sezione
raccoglie il pensiero di grandi personaggi come di persone comuni
riguardo alla fotografia;
è aperta e vive del
contributo di tutti, quindi scrivici pure il tuo pensiero o se conosci quello di un grande fotografo o
personaggio noto relativamente alla fotografia, i pensieri più belli
verranno pubblicati di seguito.
Ovviamente, quanto pubblicato ha il
solo scopo di incentivare la fotografia come forma d’arte e
documento sociale, pertanto eventuali inesattezze o pregiudizio di
qualunque genere non saranno responsabilità del pubblicante.
L’immaginario
dal vero
La macchina fotografica è per me un blocco di schizzi, lo strumento
dell’intuito e della spontaneità, il detentore dell’attimo che, in
termini visivi, interroga e decide nello stesso tempo. Per
“significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si
inquadra nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione,
sensibilità, senso geometrico. È attraverso un’economia di mezzi e
soprattutto l’abnegazione di sé che si raggiunge la semplicità
espressiva.
Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà
convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine
catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale.
Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di
secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo
sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla
stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.
È
un modo di vivere.
Henri Cartier-Bresson, fotografo |
È il transitorio, il
fugace, il contingente, una metà dell’arte, la cui altra metà è
costituita dall’eterno e dall’immutabile che rappresentano la
bellezza misteriosa che si trova involontariamente nella vita.
Baudelaire, poeta |
La possibilità tecnica
di ritagliare ad infinitum il movimento nel tempo ci introduce in un
sogno di ordine metafisico, nel tessuto delle apparenze l’occhio del
fotografo si insinua e crede di scoprire un significato; ci sono dei
momenti in cui una combinazione di elementi si mette all’improvviso
a posto, come se dipendesse da un ordine intellegibile: può essere
l’incontro di qualche tratto dominante in una configurazione
aleatoria, l’incrocio di una persona e di un oggetto inanimato o
semplicemente la composizione passeggera di un’ombra e di una zona
di luce.
Jean Clair, introducendo l’opera di H.C.B. |
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